Arch. Roberto Masini, Arch. Caterina Biondi, Arch. Laura D’Isita
Il concept muove dalla necessità di apprezzare le opere con una visione a 360 gradi. La metafora è quella del tornio che aiuta l’artiere a modellare l’opera, ma una volta completata sarà il visitatore che, mosso dall’opera, la osserverà girandole attorno. In una delle due sale viene evocato lo spazio intimista e raccolto della grotta di alabastro. Il vincolo dettato dalla preesistenza di basse arcate in muratura in una delle sala, è stato tradotto in risorsa progettuale attraverso la ripetizione della sua geometria. La ripetizione delle arcate crea uno spazio archetipico, con al suo centro l’elemento più prezioso del suo contenuto, l’alabastro. Nel rapporto d’insieme, per le loro caratteristiche massive, tali opere si illuminano come gemme all’interno della grotta.